
5) La tripartizione dell'anima (razionale, concupiscibile,
irascibile).
Partendo da uno dei fenomeni ben noti all'esperienza umana - la
sete -, Platone presenta una concezione dell'anima fra le pi
famose della storia della filosofia. Vengono affermate la non
coincidenza dell'anima con la Ragione, e la presenza nell'anima di
componenti irrazionali che la Ragione ha il dovere di controllare.
L'interlocutore di Socrate  Glaucone.
Repubblica, 439 a-441 c (vedi manuale pagina 91).
1   [438 d] [...] [Socrate] Questo, ripresi, intendevo allora
dire, puoi bene affermarlo, se adesso hai compreso: tutte le cose
che sono in relazione con un oggetto, considerate in s e da sole
hanno relazione con gli oggetti presi in s e da soli; ma cose
dotate di una determinata qualit l'hanno con oggetti [e] dotati
di quella qualit. E non dico che siano esattamente quali sono i
loro oggetti; non dico che, per esempio, la scienza delle cose
sane e malate  sana e malata, e quella delle cattive e buone
cattiva e buona; ma poich essa  divenuta scienza non di ci che
costituisce l'oggetto della scienza, ma di un oggetto determinato,
ossia del sano e del malato, eccola divenuta anch'essa una scienza
determinata; e perci non la si  pi chiamata semplicemente
scienza, ma, per l'aggiunta della specificazione, scienza medica.
- Ho compreso, rispose, e mi sembra che sia cos. [439 a] - E la
sete, feci io, non porrai tu che quello che essa , lo  nel
numero delle cose che sono di qualcosa? Essa , non  vero?,
sete di ... - S che la porr, rispose;  sete di una bevanda. -
Ora, per una bevanda determinata non c' anche una determinata
sete? E non  vero che la sete in s non  sete n di molta n di
poca bevanda, n di una bevanda buona n di una cattiva, n, in
una parola, di una bevanda determinata? E invece, sete come sete,
non  per natura soltanto sete di una bevanda in quanto bevanda? -
Assolutamente. - Perci l'anima di chi ha sete, in quanto ha sete,
non desidera altro [b] che bere e tende e mira a questo. - E'
chiaro. - Ebbene, se, quando ha sete, c' qualche altra cosa che
la tira in senso opposto, non ci sar in lei un elemento diverso
da quello che ha sete e che, come una bestia, la spinge a bere?
Perch, come s' detto, l'identico oggetto non pu effettuare nel
medesimo tempo azioni opposte con la stessa sua parte e rispetto
all'identico oggetto. - No certamente. - Cos, credo, se si parla
dell'arciere, non sta bene dire che le sue mani al tempo stesso
allontanano e avvicinano al corpo l'arco, ma dovremo dire che una
lo allontana, l'altra lo avvicina. - [c] Perfettamente, ammise. -
Ora, possiamo dire che ci sono persone che, per quanto assetate,
non vogliono bere? - Certo, rispose, ce ne sono molte, e non di
rado. - E che se ne potr dire?, feci io. Non forse che nell'anima
loro c' un elemento che incita e un altro che vieta di bere? e
che questo  diverso e prevale sul primo? - Mi sembra di s,
rispose. - E quello che cos vieta, quando sorge, [d] non sorge
dalla ragione? E gli impulsi e le attrazioni non sono dovuti a
passioni e sofferenze? - E' evidente. - Non avremo torto, dunque,
continuai, a giudicare che si tratti di due elementi tra loro
diversi: l'uno, quello con cui l'anima ragiona, lo chiameremo il
suo elemento razionale; l'altro, quello che le fa provare amore,
fame, sete e che ne eccita gli altri appetiti, irrazionale e
appetitivo, compagno di soddisfazioni e piaceri materiali. - No,
anzi [e] cos avremmo ragione, rispose. - Ecco dunque definiti,
ripresi, questi due aspetti che sono nell'anima nostra. Il terzo 
forse quello dell'animo, quello che ci rende animosi? o avr esso
la stessa natura di uno dei due precedenti? - Forse, rispose, del
secondo, l'appetitivo. - Per, dissi, una volta sentii raccontare
un aneddoto, per me attendibile: Leonzio, figlio di Aglaione,
mentre saliva dal Pireo sotto il muro settentrionale dal lato
esterno, si accorse di alcuni cadaveri distesi ai piedi del boia.
E provava desiderio di vedere, ma insieme non tollerava quello
spettacolo e ne distoglieva lo sguardo. Per un poco lott [440 a]
con se stesso e si coperse gli occhi, poi, vinto dal desiderio, li
spalanc, accorse presso i cadaveri esclamando: Eccoveli,
sciagurati, saziatevi di questo bello spettacolo. - L'ho sentito
raccontare anch'io, rispose. - Ora, conclusi, questo racconto
significa che talvolta l'impulso dell'animo contrasta con i
desidri: si tratta di cose tra loro diverse. - S, significa
questo, ammise.
2   E non notiamo, ripresi, anche in numerose [b] altre occasioni
che, quando una persona  dominata da violenti desidri che
contrastano con la ragione, essa si rimprovera e prova un senso di
sdegno contro l'elemento violento che  in lei? e che, in questo
contrasto a due, il suo animo si allea alla ragione? Ma quando
esso fa causa comune con i desidri, in quanto la ragione decide
che non deve contrastarli, non credo tu possa affermare di
accorgerti che sia mai accaduto in te e nemmeno in altri alcunch
di simile. - No, per Zeus!, disse. - E [c] che succede, feci,
quando uno crede di essere in torto? Non  vero che, quanto pi 
nobile di cuore, tanto meno  capace di arrabbiarsi per la fame,
il freddo o qualsiasi altro simile disagio gli venga da chi,
secondo lui, fa questo giustamente? e che, come dico, l'animo suo
non vuol eccitarsi contro codesta persona? - E' vero, rispose. - E
quando uno pensa di subire un torto? Non  vero che allora ribolle
d'ira, si stizzisce e si fa alleato di quella che gli sembra
giustizia? e, attraverso la fame, il freddo [d] e ogni simile
patimento, tenacemente resistendo vince, senza desistere dai suoi
nobili sforzi finch non riesce o muore o si ammansisce alla voce
della ragione che  in lui, come si ammansisce un cane alla voce
del pastore? - Il paragone  senza dubbio calzante, rispose; e
veramente nel nostro stato abbiamo stabilito che gli ausiliari,
come cani, siano soggetti ai governanti, come a pastori dello
stato. - Tu comprendi bene, dissi, il mio pensiero. Ma vuoi [e]
riflettere su quest'altro punto? - Quale? - L'elemento animoso si
rivela l'opposto di come pensavamo poco fa. Allora noi lo
credevamo una specie di appetito, adesso invece affermiamo che c'
notevole differenza e preferiamo assai dire che quando l'anima 
discorde, esso combatte in difesa della ragione. - Senz'altro,
disse. - Ed  diverso anche da questa o ne  un aspetto, s che
nell'anima esistono non tre, ma due aspetti, il razionale e
l'appetitivo? Oppure, come nello stato erano tre classi a [441 a]
costituirlo (affaristi, ausiliari e consiglieri), cos anche
nell'anima questo terzo elemento  l'animoso? E non aiuta esso
naturalmente la ragione, a meno che non lo guasti una cattiva
educazione? - E' necessariamente il terzo, rispose. - S, feci io,
sempre che risulti diverso dall'elemento razionale, come risult
differente dall'appetitivo. - Ma non  difficile questo, disse;
anche nei bambini si potrebbe notare che fino dalla nascita sono
pieni d'animo, ma, in quanto alla ragione, taluni di essi, a mio
parere, [b] ne sono totalmente privi, i pi ne acquistano col
tempo. - S, per Zeus!, risposi, hai detto bene. E il fenomeno che
citi si potrebbe constatare anche nelle bestie. Lo confermer
ulteriormente il verso di Omero che pi sopra abbiamo ripetuto:
percotendosi il petto rimproverava il suo cuore. L Omero, come
se si trattasse di due cose di cui una rimbrotta l'altra, ha
chiaramente rappresentato l'elemento [c] razionale, che riflette
sul meglio e sul peggio, mentre rimbrotta quello che s'eccita
irragionevolmente. - Parli benissimo, disse

 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagine 262-
265).

